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freschette bio bistrot

Niente musica e tv, qui si viene per pensare. A Palermo l’idea (anche bio) di Francesca e Marina

Nell’era digitale dei social e delle app, c’è ancora qualcuno che ama fermarsi a pensare. Si chiamano locali per pensare: una rete di luoghi pubblici per incontrarsi, leggere, promuovere iniziative, sperimentare pensieri. C’è solo una condizione: niente video e niente musica ad alto volume.

Anche Palermo ha il suo locale per pensare dove poter stare tranquilli con i propri pensieri o semplicemente parlare con qualcuno, senza essere disturbati da televisori accesi a tutto volume e musica alta in filodiffusione.

Francesca Leone e Marina Scalesse delle Freschette Bio Bistrot
Francesca Leone e Marina Scalesse

È la filosofia che ha sposato il Freschette Bio Bistrot di Palermo creato nel novembre 2011 da un’idea di Francesca Leone e lo chef Marina Scalesse, entrambe siciliane, dopo tre anni di preparativi dedicati.

Come si diventa locale per pensatori

Non è così semplice come sembra poter entrare nella cerchia dei locali per pensare.

Francesca e Marina hanno dovuto rispettare un codice disciplinare ben preciso per poter guadagnare l’etichetta che classificasse il “Freschette Bio Bistro” come locale per pensatori.

No a musica ad alto volume e alla presenza di maxischermi, tv, video con diffusione sonora invadente, eventi sportivi.

invece all’organizzazione di uno spazio utile per socializzare o a spazi per sedere intorno a un tavolo e parlare uno di fronte all’altro.

E assolutamente sì all’esposizione di libri, opere artistiche o altri oggetti che aiutano a pensare oppure alla possibilità di ospitare eventi culturali, giochi di ruolo e altre iniziative “per pensare”.

Una scommessa culinaria di autoproduzione

Le giovani imprenditrici palermitane hanno stravinto la loro scommessa culinaria perché, oltre a rispecchiare in pieno il decalogo dei locali per pensare, sono tra le poche realtà in città che portano avanti la filosofia del biologico siciliano.

“L’impegno verso il biologico accessibile è stata una scommessa vinta in anni non sospetti”, spiegano Francesca e Marina.

“Lo abbiamo reso accessibile rinunciando ai grandi margini tipici della ristorazione e centrando tutto il nostro lavoro sull’autoproduzione. Sono davvero pochissimi i prodotti già lavorati nel nostro menu. Noi produciamo il pane, le torte, le creme, la pasta fresca.

L’idea vincente è stata anche quella di credere nella rete di risorse locali. Sono molti gli artigiani palermitani che dal 2010 ad oggi hanno creato per noi gli arredi, ma anche i piatti e i piccoli ma fondamentali oggetti che hanno dato al Bistrot un’immagine unica ed inconfondibile”.

G.


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