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Quando i cittadini trasformano e riqualificano un quartiere, da Catania la storia di San Berillo

Una piccola oasi di calma, colori e fiori vivaci, custodita gelosamente in un vicolo a pochi passi dal cuore del centro storico“.

Direste mai che questa frase è la didascalia di una foto di un ex quartiere a luci rosse?

Proprio così. Il quartiere di cui parliamo è San Berillo, un piccolo agglomerato di viuzze esattamente al centro di Catania, di cui forse avrete già sentito parlare.

Oggi il quartiere è in pieno fermento grazie all’attività di numerose associazioni che si stanno impegnando per la sua riqualificazione.

Ma un tempo San Berillo era ben altro. La sua è una storia particolare e travagliata, ricca di vicissitudini e di cambiamenti. 

Il quartiere nasce come zona ricca di Catania. In questa area della città si concentravano, infatti, le botteghe degli artigiani con una densità di circa 30 mila abitanti.

Quando il centro della città comincia a spostarsi verso nord, gli abitanti iniziano ad abbandonare il quartiere facendo spazio a degrado e criminalità.

San Berillo diventa una delle zone a luci rosse più vaste nel Mediterraneo.

Il colpo di grazia arriva nel 1957. Inizia lo sventramento urbanistico che lo rende un quartiere del tutto isolato e ghettizzato, popolato solo da prostitute, extracomunitari e, neanche a dirlo, dalla criminalità organizzata.

San Berillo, prima della riqualificazione

I continui cambiamenti che ha subìto il quartiere lo hanno reso anche una realtà urbana ricca di complessità e diversità. Due elementi che oggi sono diventati i suoi principali punti di forza.

Nonostante la presenza delle prostitute sia ancora attuale, piano piano il quartiere si sta muovendo verso un’altra direzione. 

Dalla convivenza di quelle diversità, è nata una grande attività di riqualificazione che vede protagonisti i cittadini, residenti e non, le associazioni e i comitati.

Così, oggi a San Berillo si sono attivati numerosi progetti che puntano alla sua valorizzazione turistica e culturale

Tra questi spiccano senz’altro quelli realizzati dall’Associazione “Trame di Quartiere“.

Trame di Quartiere è attiva sul territorio dal 2015. In quell’anno l’associazione ha vinto il bando dal titolo “Boom Polmoni urbani!” e ha avviato nel quartiere un percorso di innovazione composto da laboratori, workshop, manifestazioni ed eventi. 

L’obiettivo è quello di sensibilizzare le persone sui temi legati al quartiere di San Berillo, senza dimenticarne la storia.

Sono nati “San Berillo Web Serie Doc” – un laboratorio di video documentazione sul quartiere -; il Teatro sociale” – un laboratorio di drammaturgia di comunità con spettacoli teatrali itineranti tra le strade del quartiere. 

Un’altra associazione attiva è Catania Segreta“, che organizza tour alla scoperta del quartiere, raccontando aneddoti e “segreti” dalla viva voce dei suoi abitanti.

A San Berillo c’è anche una folta comunità di extracomunitari e rifugiati. Così il Collettivo TODO è in azione per la rigenerazione dello spazio. 

Nel 2019, a San Berillo il Collettivo Todo ha operato in collaborazione con l’Associazione Africa Unita e Trame di quartiere, attraverso il progetto “Rifugiati Protagonisti”.

I ragazzi si sono occupati della riqualificazione del quartiere, presentando a Catania la mappa dei servizi ai migranti. Una sorta di “percorso obbligato” per chi arriva nella sua nuova città.

In occasione delle giornate del Fai 2019, inoltre, i ragazzi del progetto hanno allestito un piccolo workshop di costruzione e riciclo.

Un bidone della spazzatura costruito da 4 pallet in disuso – Foto: Collettivo Todo.

Cuore pulsante di San Berillo è certamente la Street Art, che ha portato nel quartiere una ventata di colore con murales e dipinti.

Tantissimi gli artisti che hanno dato nuovo volto a muri e palazzi. Ad esempio il writer Marco Mangione, all’interno del progetto “Urban Art”, si è occupato della decorazione del Vicolo delle Belle.

Il Collettivo Res Publica Temporanea – composto da 4 street artist siciliani – ha utilizzato la propria arte come gesto di denuncia, grazie al progetto “Distreet”.

A San Berillo, gli artisti hanno concentrato il loro lavoro sulle porte delle case. Una scelta studiata e voluta, per nulla casuale. 

Nel 2000, l’allora sindaco di Catania decise di bonificare il quartiere. E lo fece a seguito di una maxi retata contro lo sfruttamento della prostituzione.

Dopo il blitz, le porte di molte case vennero murate per impedire qualsiasi nuova occupazione. Proprio queste porte sono ora il supporto di tutte le opere.

 

Se le porte saldate o murate verranno riaperte, le opere spariranno con loro”, spiegano i Res Publica Temporanea.


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